Parliamo di Corciano

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Io vi faccio vedere cosa ho in saccoccia adesso.
Un pezzo per volta.
S'intende che è un work in progress...

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A sera per via s'allungano ombre
d'ignoti destini, e talune
un cane aquilone protende,
sgomitola.
Vicende che muovono
avanti, e non altro, a vedersi,
ma io pure mi provo ad alzare cervi volanti,
occhi tesi allo stremo nel leggere addosso
segni di quale vita sia poi, la loro,
il cui filo il mio spezza.

E' vero,
sempre in agonia di febbre
si levano gli aquiloni
nel primo fremito delle vele,
il danzare fino ai silenzi, alla quiete,
lo sfrenarsi quasi di là del sole,
nella tenebra,
oltre ogni capofitto e salvezza,
lo strapiombare su altre tele in riti mortali
celebrati da basse incitazioni.
E corpi inchiodati giù in basso farebbero proprie -
e lo fanno - le febbri, il nulla, l'unquam redire,
pur di sfollare.

Non costoro:
che ci sia un recidere
nel loro andare, non sanno.
Anzi non sanno più di così:
che è a ciascuno il suo,
e che a sera si sciolgono i nodi.
Ad essi dunque l'innanzi, l'andare e il disinganno,
altrui siano le folate, il trasognare, il seguir fole,
l'accatastarsi d'inutili ormai vele di sguardi.